La povertà come maschera per evitare la crescita
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C'è una tendenza molto ipocrita a mio avviso, usata per giustificare le posizioni esistenziali di vittimismo ed è quando giudichiamo noi cosa dovrebbero fare gli altri con i loro soldi.
"Io credo che dovreste fare questi percorsi gratuiti perché la spiritualità non si paga, dovrebbe essere di tutti".
Mi sono già espresso su questo tema, la spiritualità è una conquista, non è gratis, è un lavoro interiore e quindi in ogni caso si paga.
Inoltre, è il tema di oggi, la povertà intesa come maschera, è un segno di vittimismo, è un modo per non ammettere a sé stessi che ci sentiamo vittime del destino, delle situazioni, delle contingenze e non si ha l'umiltà per ammettere: "non ce la faccio".
Sarebbe molto più onesto dire "non ce la faccio", che pretendere di avere qualcosa gratis, basandosi su una convinzione che copre il disvalore.
Ovviamente non ce l'ho con la povertà, tutti i grandi maestri hanno vissuto in povertà, da Gesù a Buddha, ma erano umili.
La maschera invece viene indossata quando ci si arrabbia o ci si offende perché a nostro dire, gli altri dovrebbero fare tutto gratis, per giustificare il nostro comportamento vittimistico.
Così ci si chiude in una posizione esistenziale senza via d'uscita.
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